Fraternità di ROMENA (6,5) **

http://www.romena.it/

La FRATERNITA’ di ROMENA (Arezzo) è una comunità religiosa mista molto recente ed interessante soprattutto per il contributo spirituale e culturale che offre. Il sito è ricco del loro materiale, compreso il mensile che merita sicuramente, a pari del resto, una attenta consultazione.

Fraternità di ROMENA (6,5) **ultima modifica: 2009-05-18T11:20:25+02:00da borgosotto
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6 pensieri su “Fraternità di ROMENA (6,5) **

  1. …ho visto tutto quello che avete detto e raccolto su padre giovanni vannucci. è sicuramente un buon lavoro. esemplare. ovviamente non è tutto! non tollerava, ad es. il compelle intrare, era una violenza, a suo dire. non dava mai un consiglio se non gli era richiesto. l ho conosciuto, forse, meno di due anni prima che morisse. a ponte a niccheri, come lo chiamo io, l ospedale. ricordo quel grande ciliegio, all ingresso dell ospitale monastero. le colombe, i suoi cani, i suoi silenzi. con me ha operato un vero miracolo, che lo crediate o no: ero in un guaio, a causa di ….., lui mi disse, torna casa, non hai nulla da temere; domattina, tutto sarà sistemato. così è stato, puntualmente. i nodi furono sciolti e tutto andò per il meglio. ho 72 anni, la mia memoria vacilla un poco. ricordo un giorno, a desinare alle stinche – la torta di ceci, fatta da lui stesso – eravamo, nove o dieci persone , l amico che era con me – tramite lui lo avevo conosciuto – si mise a tavolo alla sua destra. era fratello di un prete che padre giovanni aveva conosciuto seminarista. . gli disse: alzati e fai posto all amico tuo. non credo proprio che padre giovanni abbia mai fatto parte di quello che dite essere stato un nuovo rinascimento. a voi, cari fratelli, piace vederlo così e io non voglio fare nulla per confutare codesta vostra convinzione. david maria turoldo e don milani, ecco, io penso, lui non avrebbe mai voluto stare in un rinascimento simile. divago continuamente, per dirvi che p. giovanni ha osato “troppo” da se stesso; pochi giorni, un mese? prima della sua morte. gli parlai di un caso molto difficile – cercai di dissuaderlo dal prenderlo in esame – ma lui volle fare di testa sua. ero certo che ne avrebbe tratto dolore, lancinante- e così è stato. Ma p. giovanni era coraggiosissimo, sapevo che non si sarebbe fatto influenzare dalla mia “opportunistica” prudenza. ma perchè vi dico queste cose … forse perchè voi ne custodite la memoria— se lo fate, siete suoi amici. sotto quel grande ciliegio, alla cui destra vi era un orto ben curato, dove un frate, che aveva una voce bellissima nel canto, lavorava alle zucchine.
    gli chiesi quale doveva essere il mio compito negli anni avvenire, lo sapete perchè gli posi domanda, per me , così impegnativa? ora vi farò sorridere: perchè ero certo che mi amava come Gesù amò Giovanni. sono mitomane? forse. La sua risposta fu strabiliante, andate a leggerla su vaticanit -Commenti recenti – piviero fani – anagramma del mio vero nome; se ciò non è di grande disturbo. Lì ho scritto altro di lui, ecco perchè vi invito, fratelli carissimi, a leggermi. Del resto sono uno scrittore, forse l avete capito dalla mia puntigliosa punteggiatura, che non si usa troppo, on line. Frustrato, rancoroso, amareggiato, perchè la mia saga: itinereide non ha avuto l esito che speravo: eppure un grande della nostra letteratura contemporanea, giorgio manganelli ha detto essere una grande opera. e giovanni vannucci lo sapeva, sapeva di poter contare sulla mia penna – oggi, ahimè, assai sgangherata – ebbi il compito di tradurre L Arcangelo Purpureo del grande sufi persiano Sohravardi 1165 – Maestro di Luce mattutina – martire. Henry Corbin fu la fonte della mia traduzione. che, guarda caso, mi fu immediatamente richiesta dalla casa editrice coliseum e onestamente retribuita. Non ricordo come andò a finire, ma l editore sapeva che avevo compiuto questa opera, nella maniera più degna possibile, e mi condusse a contratto. Io non avevo informato nessuno, nessuno sapeva, padre giovanni non aveva informato nessuno. alle 10 del mattino, un nostro amico comune, mi diede notizia della sua morte.

  2. Tempo fa Stephen Hawking voleva poter conoscere la Mente di Dio. Per questo io gli dedicai il mio libro: “Il Tachione il dito di Dio”. Ora ha cambiato idea e dice che Dio non esiste. Il CERN a sua volta ripropone l’eterna esistenza della materia. Io rispondo così:
    COMMENTO ALL’ULTIMO ESPERIMENTO DEL CERN DI GINEVRA.
    Ciò che è stato osservato al CERN di Ginevra ,consiste di un plasma di teorema geometrici e matematici, espressi in numeri cardinali .
    Questi a loro volta sono costituiti da un gas di numeri ordinali, (la polvere di Cantor ” diviene “ frattali).
    A proposito DUNQUE ,della presunta autosufficienza della materia ,affermata dopo gli ultimi esperimenti del CERN di GINEVRA.
    Siamo semplicemente alle solite tesi ideologiche .
    Non si tiene conto che l’energia applicata nell’esperimento del CERN è già esistente nell’universo . Quindi la materia non è affatto autosufficiente. Rimane vero semplicemente che nulla si crea e nulla si distrugge .
    Rimane insoluto infatti ,quali sono le ragioni dell’esistenza dell’energia ? Perché c’è l’energia invece che il nulla ?
    Per approfondire segnalo il sito: il Tachione il dito di Dio.
    Nel sito http://www.webalice.it/iltachione si può leggere gratuitamente in rete la teoria unificata dell’universo fisico e mentale, secondo il pensiero sineterico.
    La tesi fondamentale della teoria afferma che la gravità non è una qualità della materia ma una reazione astratta all’estensione angolare .
    Pertanto le successive dimensioni spaziali “estendendosi” a partire dal punto mentale,alla retta ,al piano e ai volumi, determinano REAZIONE ANGOLARE GRAVITALE ,all’ipotesi immaginaria di estensione LAMBDA, nello spazio tempo.
    Dunque le ragioni invisibili delle apparenze fisiche ,sono astrazioni di teorema matematici.
    Le apparenze fisiche visibili ai sensi sono simulazioni delle idee della teoria.
    In pratica non ci sono fenomeni fisici ma solo rappresentazioni mentali dell’osservatore

  3. COLLABORARE – PROMUOVERE – CONIUGARE – QUALITA’-DELLA-VITA

    Questi tre verbi e il sostantivo-frasetta risuonano nelle iniziative di alcuni preti e di coloro che si danno disponibili alle opere.

    La rete accoglie, come l’antica pagina bianca, la stanca tiritera d’insulsaggini: una volta scritte, restano lettera morta!

    Giovani preti e antichi Monsignori devono sapere che Caino non aveva altro da offrire al Signore che quella robaccia! Chissà se ne era cosciente!
    Forse faceva tanto per fare!

    Acquisire qualche titolo alla Curia del Signore! Mancava, allo stitico lessico: “qualità della vita”, e i “rumors” sovraeccitati delle imprese missionarie; di ciò, Caino se ne doleva! Le frasette ad effetto, chissà, le avrebbe apprese un giorno, da Don Ciotti.

    Al sempre giovane amore dell’Onnipotente, si contraccambiava con frasi stizzite e minacce di rivolta.

    Le Parole del Signore fluivano come biondo miele, e non tardavano a divenire veri e propri sentieri di esistenza.

    Strano è che la Chiesa, oggi, non si accorga che l’Amore del Signore s’incarni nella Parola!
    Così come un lessico audace dovrebbe uscire dalla gola di un usignolo!
    Ma anche dallo sgraziato becco di un uccellaccio! teso e terso stridio! trombetta sgraziata e querula, per non poter dilettare il Signore come si deve!
    Forse, l’Altissimo, accoglie con maggiore benevolenza quel canto gracchiato – gli arriva diretto al cuore –
    sorge d’impulso! quale dolcezza nasconde!

    Vieni, anima mia, Tu hai aperto, attraverso di ME, condotte d’acqua, in Africa, per gli assetati!

    C’era la musica dei Miei angeli nelle tue opere!

    Non hai cercato nessun merito: né hai usato orribili parole che appartengono a dei stranieri …

    …ma le porte delle Curie,inesperte del Mio Amore, si sono spalancate alle testimonianze di chi vanta successi con voce grossa e soggettiva…e Mi dimentica: – Io, arnese nei solchi …

    Gli agnelli primogeniti, i caci freschi nella propria rugiada, che Abele donava all’Onnipotente, altro non erano che i suoi occhi estatici, la gola di usignolo.

    Chi promuove la propria gente e collabora e coniuga il sacrificio per essa con l’insulto verso il peccatore, rimprovera rabbiosamente l’Altissimo che non sa fare il proprio mestiere: CONDANNARE!

    Dedicato a Don Ciotti e a tutti quei preti che per amare gli oppressi, non sanno che maledire rabbiosamente coloro che li opprimono.

    Dopo la cena con gli esattori delle imposte, legati ai Romani da vincoli d’interesse, e di fatto, invisi ai propri fratelli giudei, ecco che…

    …Levi (uno di loro) preparò a Gesù un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla numerosa di pubblicani e di altra gente, che erano con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: “Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?”. Gesù rispose loro: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano”. Luca,5,28-32

    Scritto da: piero favini | 12/08/2011

  4. Chiedo perdono, per quanto, eccedente al vero, ho detto di Don Ciotti.

    Del resto, chi giudica in maniera così vulnerante, deve attendersi un giudizio altrettanto vulnerante, da parte di DIO.

    Nei fatti, mi sono attirato addosso, volontariamente, (ma quanto, coscientemente?) il giudizio dell’Altissimo!

    E, dunque sia fatto come Tu vuoi, Signore!

    Scritto da: piero favini | 12/08/2011

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